Descrizione
Chi ricorda l’assedio di Kobane? Era il 2014. Sono passati pochi anni, eppure di quei tragici fatti della guerra civile siriana resta una memoria evanescente e confusa, sopraffatta da sempre nuovi e tragici sviluppi su un quadrante geopolitico senza pace.
Il pluripremiato autore inglese Henry Naylor ha condotto una lunga indagine, fatta di ricerche, interviste, studio su quanto accaduto e ne ha tratto un magmatico racconto, un flusso di coscienza che prende spunto da una storia vera. Quella di una giovane donna, una contadina kurdo-siriana chiamata Rehana, che avrebbe voluto studiare, diventare avvocato, e invece abbracciò il kalashnikov fino a diventare un implacabile cecchino delle truppe femminili che combatterono contro l’Isis.
“L’angelo di Kobane” è la piccola grande storia di Rehana. Rehana, l’Angelo, Viene da un altrove e si presenta nel qui e ora per tranquillizzarci, non vuole farci sentire in colpa, vuole solo raccontare una storia di cui nessuno parla. Vuole raccontare come è stata costretta a scappare di casa un giorno con sua madre, perché stava arrivando l’Isis, e come poi sia fuggita tornando a cercare il padre che a sua insaputa era rimasto a combattere. Vuole renderci partecipi di come da aspirante avvocato sia divenuta uno spietato cecchino delle YPJ e di come infine sia stata catturata e decapitata, infrangendo la regola d’oro “tenere l’ultima
pallottola per se stessi”. Soprattutto ci racconta il suo amore per la vita e di come le violenze subite non l’abbiano scalfito. Ci racconta degli alberi della fattoria di suo padre che un giorno, già combattente, ritrova bruciati dai terroristi ma che ricresceranno anche grazie al sangue, suo e delle sue compagne, di cui il suolo sembra essere assetato.
Questo testo, è la terza storia della trilogia Arabian Nightmares di Henry Naylor (le prime sono The Collector e Echoes) ed è stata messa in scena per la prima volta con grande successo all’Edinburgh Fringe Festival nel 2016. Da allora è stato visto in tutto il mondo con grande successo di critica, vincendo premi in molti festival internazionali. In Italia, con la traduzione di Carlo Sciaccaluga, è stato presentato nel 2018, e ripreso poi dal Teatro Piemonte Europa.

