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Il teatro è vita

Un tentativo di rieducazione al bello, per riconoscerlo e per difenderlo. Riappropriandoci della memoria facendone storia per viverla, senza paura di esporsi, nella realtà.

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“Nasce un movimento culturale, una Quarta Parete che si fa patrimonio di tutti, attraverso un sipario strappato.”

Prossimi Spettacoli

Di seguito puoi trovare il calendario e tutte le informazione sui nostri prossimi spettacoli

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di Fiorella Colombo e Lazzaro Calcagno

con Fiorella Colombo e Sara Damonte

Regia di Lazzaro Calcagno

Produzione del Teatro Il Sipario Strappato

 

 

La storia di un animaletto piccolo piccolo, il topino Giorgino, che viene scelto per il compito più grande: seguire la stella cometa e andare ad avvisare tutti gli animali della foresta. Ma la mamma gli ha sempre detto di non dare confidenza a nessuno, di non accettare pezzetti di formaggio dagli sconosciuti, di non disturbare gli animali più grossi di lui!  Giorgino ha anche molta paura: nel bosco da solo? Come fare?

Eppure il suo angelo custode gli ha parlato chiaro: devono seguirla tutti! Riuscirà Giorgino in questa impresa più grande di lui?

Una storia magica, come magico è il Natale, basata sulla fiducia nell’altro e sul credere in se stessi.

“E cammino cammino nel bosco, non do retta a chi non conosco

sto lontano dai predatori, mi nascondo se vengono fuori.

A nessuno do confidenza, del formaggio: no grazie! pazienza..

Nelle trappole no non finire, dai pericoli pronto a fuggire.”

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IL CORNUTO IMMAGINARIO
Da Molière

Adattamento e regia di ENRICO BONAVERA
Traduzione di Francesco Origo
Libera Compagnia Teatro Sacco

Cast artistico
Guglielmo Bonaccorti – Sandro Battaglino – Susj Borello – Antonio Carlucci – Alessio Dalmazzone – Manuela Salviati

Sinossi e note di regia
“Sganarello o il Cornuto immaginario”, pur non essendo uno dei grandi testi di Molière, resta un classico, una farsa sottesa ad una piccola tragedia umana: la paura del tradimento sentimentale. Ma dietro lo svolgimento di questa vicenda principale si nascondono almeno altri due temi non meno importanti : il gioco delle convenienze e delle apparenze che vanno salvate nel contratto matrimoniale e il concetto di realtà relativa: non è ciò che è vero che determina le nostre azioni, ma spesso sono ciò che riteniamo vero, secondo le nostre proiezioni e le nostre paure.
Se si ama veramente, se si ha fiducia nel proprio partner, perché temere, perché credere al tradimento ?
In mezzo a questa bufera degli equivoci c’è Sganarello, un piccolo borghese tanto ingenuo quanto pavido, un ‘Fantozzi’ ante litteram, che minaccia sfracelli per poi calare le braghe alla prima reazione contraria. Per lui la preoccupazione più grande sembra non essere tanto il tradimento della moglie quanto le corna che compariranno sul suo capo e di cui tutti avranno notizia.
Per dare maggior gusto – salsa piccante – alla vicenda molieriana, abbiamo pensato di inserirla in un gioco metateatrale, forse non del tutto originale ma sempre saporito. Una compagnia teatrale si trova, per cause di forza maggiore, a sostituire un testo in cartellone, un Pirandello, con, appunto, lo “Sganarello”. Ma la scelta obbligata dell’ultimo momento, costringe gli attori e soprattutto il Capocomico, novello Hinkfuss, ad arrangiarsi e a sopperire ad amnesie, incertezze e goffagini con interventi estemporanei e improvvisati, in cui il gioco delle relazioni reali squarcia la realtà della scena.

Enrico Bonavera

SPETTACOLO VINCITORE DEL PREMIO FITA LIGURA “3 CARAVELLE 2021” QUALE MIGLIORE SPETTACOLO CON LA SEGUENTE MOTIVAZIONE:
Una commedia frizzante che ripercorre in chiave moderna la Commedia dell’Arte di Moliere. Partendo da una improvvisata sostituzione di altra rappresentazione, una girandola di esitazioni amnesie e improvvisazioni, mirabilmente eseguite da tutti gli interpreti, accompagna con efficacia lo spettatore nel mondo delle apparenze che prevalgono sulla realtà.

MANUELA SALVIATI VINCITRICE DEL PREMIO “PIETRO SCOTTI 2021” QUALE MIGLIORE ATTRICE CON LA SEGUENTE MOTIVAZIONE:
Una grande prova artistica ed un’interpretazione efficace e briosa, intensa e spumeggiante, sempre gestita con puntuale attenzione e coerenza con il personaggio.

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L’INTRUSA
Commedia in due atti di L. Giannuzzi
regia di Lidia Giannuzzi
Interpreti principali: Domenico Baldini, Roberta De Donatis, Francesco M. Giacobbe, Lidia
Giannuzzi, Martina Pittaliga, Elisabetta Rovetta.

Marito e moglie, brillanti, ricchi di impegni, senza figli, si ritrovano alle prese con una adolescente, figlia di una coppia di conoscenti. Da prima la ragazza, incontrata per caso, chiede ospitalità a cena per l’assenza dei genitori, poi per una notte, per due, fino a trasferirsi nella casa dei due stupiti coniugi e ad occupare una delle loro stanze senza volerne più uscire e rifiutando il contatto con il resto del mondo. Può trattarsi di un caso di Hikikomori (“Hikikomori” è un termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte” e viene utilizzato generalmente per riferirsi a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi -da alcuni mesi fino a diversi anni-, rinchiudendosi nella propria camera da letto, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno) ma
anomalo perché si verifica in casa d’altri.
La specialista contattata per risolvere il problema ed eliminare l’intrusa, decide di convocare in casa anche i genitori della ragazza per una terapia comune e proprio quest’ultima diventa spunto per un confronto acceso e a tratti esilarante, tra i coniugi stessi e tra le due famiglie fino ad un finale inaspettato.

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Lo spettacolo si chiama ENTERTAIN…MENT

Spettacolo di magia, cabaret e mentalismo

Non si invecchia col passare del tempo, ma quando smettiamo di meravigliarci e ridere

E questo spettacolo fa ringiovanire.

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CON IL NASO IN SU
Di Andrea Zanacchi

Con Andrea Zanacchi Regia Antonio Grosso

SINOSSI:

Un parchetto di quartiere. Un cumulo di cianfrusaglie. Un angolo da chiamare casa. Un barbone che parla ad un “giovane” capitato lì per caso. Non una confessione, semplicemente il racconto della propria vita. Una fotografia delle speranze e delle delusioni di una generazione a cavallo tra il vecchio e il nuovo secolo. Una storia legata alle gioie e alle contraddizioni di una nazione: “ Hai capito? Io ho fatto parte della storia. La storia mi ha attraversato…”
Nino, il nostro protagonista, con il cuore tra le dita, si rivolge a Marco con il solo desiderio di infondere speranza. In un momento storico in cui i ragazzi crescono schivi, disinteressati, incattiviti, dove “Diverso”, “accoglienza” sono parole d’uso quotidiano, “Con il naso all’insù” è un invito a non perdere la propria umanità. Ogni persona racchiude in se una storia che vale la pena ascoltare. Nella pièce, commedia e dramma si mescolano alla perfezione dando vita ad un spettacolo coinvolgente. “Con il naso in su” è un punto di vista, uno stile di vita…una speranza.

NOTE DI REGIA:

“Con il Naso in su” porta in scena l’essenza dell’essere umano. Non si tratta solamente di un monologo, è la storia che tutti noi vorremmo sentirci raccontare, è il personaggio che almeno una volta nella vita, vorremo incontrare.
Andrea Zanacchi, intraprende un viaggio all’esplorazione dell’universo emotivo di un Barbone in cui il pubblico non può fare a meno di riconoscersi. Passando abilmente dalla narrazione alle sfumature dei tanti personaggi che prendono vita nella pièce, Andrea non ci racconta soltanto una storia ma cento, mille altre vite attraversate, inconsapevolmente, dalla medesima storia che si lega a quella del nostro paese.
Come regista, il mio intento è stato quello di esprimere nel modo migliore le suggestioni che il testo mi ha suggerito coniugandole al mio linguaggio. Ed ecco che tutto questo è nato e cresciuto in un solo attore: Andrea Zanacchi.
Antonio Grosso

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STORIE NOTTURNE PER PERSONE LIBERE
Quando i cantastorie passavano per il mio paese, venivano ospitati nella cantina di mia nonna e lei, prima che iniziassero a raccontare, faceva una croce davanti alla porta perché, cosí diceva, “il diavolo non entra dentro le storie e noi siamo liberi”.
“Storie notturne per persone libere” è questo. è una “veglia”, come si chiamavano nel basso Piemonte, è il momento in cui ci si riunisce per raccontare storie.
Le storie della cultura popolare non sono schizzinose, possono essere comiche, commoventi, sguaiate, tristi, si può parlare di fungaioli e di Kafka, di Lupin e di Sudamerica, tutto nella stessa notte, uno spettacolo che mischia racconti, musica e poesia senza farsi nessuno scrupolo, senza essere mai lo stesso, visto
che le storie cambiano di sera in sera.
Simone Repetto prova a raccontare storie come le raccontavano quei vecchi nobili vagabondi, intreccia vicende del suo paese, con vicende di paesi dall’altra parte del mondo, scherza e poi si fa serio, dice parolacce e poi recita qualche verso nel tentativo disperato e leggero di recuperare quel modo di stare insieme,
quell’umanità perduta che controllava sempre se, in estate, si accendevano le lucciole.
Questo spettacolo è tratto dal podcast omonimo costantemente nelle prime 10 posizioni per gli Spotify fiction podcast più ascoltati in Italia e che è stato, a lungo, nelle prime 50 posizioni della classifica assoluta.

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LE ULTIME LUNE
Dì Furio Bordon
Adattamento di Franco Bonfanti
REGIA DI ACHILLE BRUGNINI
CON FRANCO BONFANTI, ALESSIO DALMAZZONE, ELENA TURA

Un anziano ex professore universitario vive in solitudine la sua vecchiaia. A fargli compagnia solo i suoi ricordi, l’amata musica di Bach e un costante e commuovente dialogo con la moglie morta prematuramente. Nella prima parte della commedia, egli è solo nella sua stanza, in attesa che il figlio quarantenne, che ha accettato sin troppo di buon grado la decisione del padre di “togliere il disturbo”, lo accompagni nella nuova “dimora”.
Nell’anonima e triste camera dell’ospizio, in cui si svolge la seconda parte, l’anziano signore trascorre le sue “ultime lune” in compagnia di un vaso di basilico, orientato verso la luce, in attesa consapevole e serena della fine.
La bella e toccante commedia di Furio Bordon, scritta nel 1995 e interpretata da Marcello Mastroianni poco prima di morire, viene portata in scena, con la preziosa autorizzazione dell’autore, da Franco Bonfanti, Alessio Dalmazzone ed Elena Tura, attori della Libera Compagnia Teatro Sacco, e con la regia di Achille Brugnini.
Nel nostro tempo, improntato all’efficenza ad oggi costo, si insegue freneticamente giovinezza nell’illusione di annullare la morte; ma la vecchiaia non è una vergogna da cancellare, è un privilegio, l’inizio di un nuovo cammino da affrontare con il proprio bagaglio di esperienze ed affetti del passato.

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Uomo Galileo, dialoghi con la coscienza (ovvero l’arte di vivere secondo scienza)

Sinossi
La notte prima dell’abiura, ancora ostaggio del Sant’uffizio, Galileo è “visitato” da quattro personaggi-spiriti che hanno influenzato la sua vita, sia facendone parte, che non. In un’altalena di emozioni Galileo rivive spezzoni della sua esistenza. Ha modo di capire alcuni dei suoi sbagli, taluni davvero madornali, e ha modo di prendere realmente coscienza di quella che è la sua situazione attuale: l’essere un recluso in attesa di giudizio. Durante i dialoghi con i personaggi si confronta con le sue paure, le sue angosce, ma anche le sue certezze, i suoi punti di forza. Galileo si concede una sorta di psicanalitica-confessione fiume, durante la quale il suo essere profondamente uomo, ancorché scienziato, esce prepotentemente fuori e ci racconta la sua parte più cialtrona e guascona. Ma forse tutto questo è solo un espediente della sua coscienza per proteggerlo e per allontanare, procrastinare il più possibile la decisione che deve prendere di lì a poco.
Marco Guerrini.

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BRAVA (per essere un pugile)

Con Laura Formenti
Di Laura Formenti e Giuseppe Della Misericordia

Partiamo dal finale. Di solito è il pubblico che a fine spettacolo ti dice brava. Questo spettacolo invece comincia dalla coda: se bravo impari a dirtelo tu, da solo, se quello è il punto di partenza cosa c’è alla fine? Alla fine c’è l’inizio: c’è la vita in un paese di 5074  abitanti, la paura di vedere le proprie ginocchia invecchiare, il sesto senso femminile: il senso di colpa, l’avvincente scoperta del sesso sui libri di scienze… Insomma sveglie all’alba, colpi bassi, scale interminabili e un sacco di cazzotti in faccia…. ma almeno con la consapevolezza che sei brava (per essere un pugile)

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Con Nicoletta Tanghèri, Anna Giarrocco, Andrea Benfante
Drammaturgia: Anna Giarrocco
Elementi scenografici e costumi: Bartolomeo Benfante
Sound Design: Andrea Benfante
Fotografie di scena: Angelo Lavizzari
Regia: Andrea Benfante

Presentazione/Sinossi:
Berlino: cuore della Germania nazista. Tra la fine del 1942 e per quasi tutto il 1944, due giovani donne vivono un amore doppiamente proibito mentre divampa la Seconda Guerra Mondiale, la quale irrompe nella loro vita con tutta la sua tragicità. Lilly Wust è una casalinga tedesca ariana, madre di quattro figli, con un marito al fronte e persino decorata dal Reich. Un pomeriggio, conosce Felice Schragenheim, una ragazza piena di vita, dichiaratamente omosessuale e con una spiccata vena poetica, in un caffè del centro. Fra le due nasce subito un’attrazione che divampa presto in una passione travolgente. Felice fa parte di un gruppo di giovani ebrei clandestini che cercano di sopravvivere. Passando di casa in casa, cambiando continuamente identità con documenti rubati e falsificati, trascorre assieme al gruppo le giornate ai caffè mischiandosi a quella cerchia di berlinesi che si sforzano di vivere in un’allucinata finzione di normalità tra le bombe e le lugubri promesse del nazismo. E tra quella cerchia c’è anche Lilly che, per amore divorzierà dal marito e accoglierà Felice in casa consacrandosi a lei con una sorta di vero e proprio matrimonio. Passano così mesi gioiosi in un’illusoria speranza mentre la Gestapo intensifica le deportazioni e il regime mette in atto la soluzione finale contro gli ebrei. Questo fino ad un fatidico pomeriggio di fine estate del 1944. Dopo una lunga pedalata sotto il sole le due amiche arrivano a casa e trovano la Gestapo pronta a portare via Felice per sempre. Lilly cercherà ancora di vedere la sua amata prima della deportazione senza ritorno.
Ci riuscirà per alcuni brevi attimi. Poi qualche lettera. Infine il silenzio del “più nulla”. Quel silenzio che ha condannato milioni di vite umane vittime di una delle
pagine più nere che la storia abbia scritto.

Spettacolo teatrale scritto e diretto da Davide Strava, interpretato da Sarah Biacchi e con Ivano Guagnelli al pianoforte.

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Edith e le icone di Francia

di e con SARAH BIACCHI

Essere musica, cantanti, parigine.

Innamorate, straziate, coraggiose, uniche come solo le donne e la musica francese sanno essere.

Un viaggio che racconta la portentosa storia di Edith Piaf e alcuni fra i suoi brani più celebri, da “Je ne regrette rien”, a “Milord”, da “L’Accordeoniste” a “Milord”, da “Padan padan”, a “Hymne a’ l’amour”, e sfiorando le vite e le canzoni di Dalida, (“Je suis malade”), Juliette Greco (“Ne me quitte pas”) e attraversando brani immortali come “Les feuilles mortes”, “La mer”,  “La boheme”, sino al recente “Je vole” e allo storico brano “Les amants d’en jour”.

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Di e con Barbara Moselli
Regia di Marco Taddei
Costumi Daniela De Blasio
Disegno luci Massimo Calcagno e Giovanni Coppola
Fonica Massimo Calcagno
Una produzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse /
Compagnia NIM – neuroni in movimento
Progetto grafico e foto di Ludoubù – Imaginary Solutions

“Quanta verità in un bacio. Un bacio che rivela l’essenza di ogni individuo, la sua cultura, il suo modo di vedere il mondo, la sua natura più spontanea. Tutto ciò che lo definisce umano, oltre censure e segreti, in una naturalezza che trova un fondamento nell’amore e nell’accoglienza dell’Altro.”
Stefano Malosso (BresciaOggi)
Il monologo comico parte da una doppia esigenza dell’autrice: da una parte il bisogno di raccontarsi, dall’altra quella di affrontare la tematica dell’omosessualità femminile, da sempre poco discussa. Irriverente e stravagante, lo spettacolo tocca i temi dell’innamoramento e della metamorfosi personale, utilizzando il palcoscenico come grande camerino all’aperto. Assistiamo all’evoluzione interiore della protagonista, come i grandi interpreti americani che, con autoironia,
sanno raccontarsi al bancone di un bar, trasmettendo la passione di cui è piena la vita, quando si sceglie di viverla.
È un coming out l’evento scatenante della narrazione de Le donne baciano meglio, un testo totalmente autobiografico che con semplicità, ironia e senza vergogna, racconta l’epifania dell’autrice-attrice. Dopo anni di vita dichiaratamente etero Barbara deve affrontare la sua vera natura. Da qui un percorso in compagnia di diversi personaggi, che la condurranno alla totale accettazione di sé.
“Barbara ha 33 anni quando scopre di essere lesbica.”

A chi ce l’ha fatta
A chi ce la farà
E a chi non ce la farà mai.

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TEATRO IL SIPARIO STRAPPATO E L’ANTICO TEATRO SACCO:
LA FORZA DEI TEATRI !
PRESENTANO
“La Liguria dei poeti tra cielo e mare”
(per la regia di e di Lazzaro Calcagno)
Un viaggio teatrale che si immerge nella poesia dei poeti liguri del ‘900 (Montale, Caproni, Sbarbaro, Barile), accompagnato dalle canzoni, eseguite dal vivo, dei piu importanti cantautori della scuola genovese (Fossati, Tenco, Lauzi, Paoli, Manfredi, De André, Otto), che rapiscono l’ascoltatore in un flusso armonico di poesia e canzoni. Uno spettacolo che evidenzia il carattere apparentemente aspro della gente di Liguria, ma dal cuore grande, in questa terra di infinita bellezza, chiusa tra mari e monti, luogo di profonda ispirazione per molti artisti.
Il percorso poetico, per la regia di e di Lazzaro Calcagno, è evocato dagli attori Antonio Carlucci, Sara Damonte, Antonella Margapoti e Manuela Salviati, che faranno vivere le atmosfere narrate nei testi delle poesie, e dai musicisti Matteo Troilo (chitarra e voce), Federica Calcagno (Violino) ed Enrico Bovone (percussioni), che interpreteranno parole e musica accompagnandosi dal vivo con i loro strumenti.

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Mi chiamo Antonio, sono nato a Nizza (non del Monferrato, quella in Francia), il 3 dicembre 1920
Mio padre Michele lavorava in un pastificio, faceva uscire dal laboratorio tutti i tipi di pasta e mia mamma Maria lo aiutava nei dolci: babà, sfogliatelle, ricce e la regina dei dolci napoletani… la pastiera!
Ero un bimbo felice, al mattino facevo colazione con cioccolata e croissant, questi ultimi li alternavo ai dolci di mamma e che mamma… La sera, dopo avermi rimboccato le coperte e dopo il bacio della buonanotte di papà mi raccontava delle storie, alcune inventate, altre volte apriva un libro e leggeva…
Uno di questi, che ho portato poi sempre nel mio cuore era il Don Chisciotte… Sognavo Dulcinea e tutte le battaglie di quel pazzo, che tanti, tantissimi anni dopo scoprii che pazzo non era!
La mamma ebbe un solo difetto, o meglio si ammalò di una malattia difficile da curare, fu assalita da un’invincibile malinconia per la sua Napoli e i suoi fratelli…
Non ci fu nulla che papà poté fare se non lasciare il negozio e tornare alla loro terra.
Partimmo che mamma era incinta di cinque mesi…
era di pomeriggio, non ricordo il giorno, l’anno, quello sì… era il 1925

CRÊUZA DE SÄ DUO

Crêuza de sä Duo è una piccola parte del gruppo nato come tributeband del grande Faber.
Il duo ripropone brani di De André in maniera acusticamente più intima, anche mantenendo gli arrangiamenti più attuali dell’ultimo De André.
Oltre a Faber il Duo ripercorre un excursus nella canzone cantautorale italiana, inserendo storie, alcune vere, altre lasciate alla fantasia e all’atmosfera del momento .
O anche una narrazione… e lì, con pertinenza, la canzone d’autore fa da filo conduttore al racconto, come nel caso di “Da Genova a Napoli passando per Bahia” e “Partigiani non si nasce si diventa”.
Crêuza de sä Duo si sono esibiti in rassegne, locali, circoli culturali sempre riscuotendo un grande successo.
Vittorio Attanasio voce e chitarra
Inizia a suonare la chitarra come autodidatta, la sua prima canzone:
La città vecchia!
Intraprende gli studi classici col Maestro Pino Briasco di Savona.
In primo piano nel suo repertorio sempre brani di musica sudamericana.
Gli autori, suoi preferiti, sono Heitor Villa Lobos, Augustin Barrios Antonio Lauro, Astor Piazzolla. Partecipa a diversi workshop con il grande chitarrista brasiliano Marco Pereira. Nel 1987 fonda il gruppo Nos Quatro tra i primi a portare la musica popolare brasiliana in Italia.
Ha collaborato con Marco Fadda, Dado Sezzi, Danilo Degipo, Orquestra do Fubà, numerosissime le sue partecipazioni in rassegne, club italiani e in festival italiani ed europei.
Direttore artistico di diverse rassegne musicali:
Amore sacro amor profano dal 2006 al 2018 (Arenzano)
Il canto della terra dal 2011 al 2018 (Teatro della Tosse, Teatro dell’Archivolto, Villa Bombrini)
Festival artisti di strada ExMelle dal 2010 al 2014 (Mele)
E’ stato manager dal 2003 al 2010 di Marco Pereira, Hamilton De Holanda, Orquestra do Fubà.
In collaborazione con Altrieventi di Reggio Emilia: Guinga, Trio Madeira Brasil, Mariana De Moraes.
Ha portato nel 2006 Milton Nascimento a Frascati per il festival “Itinerario Brasile” e Piacenza festival “Arquata Jazz”. Elza Soares a Milano per il festival Latinoamericando.
Nel 2014 esce per Infinito Edizioni il suo libro “La notte prima della fine”
Nel 2017 in collaborazione col comune di Arenzano e col suo gruppo Crêuza de sä registra e pubblica il cd
“D’ä mæ riva” un personalissimo omaggio a Fabrizio De André che racchiude i dieci brani in genovese della sua opera

Fabrizio Cosmi, chitarre
Si diploma presso la scuola di musica “Music Line ” dopo una specializzazione all’ ottavo anno in chitarra elettrica ed acustica.
La competenza, la versatilità e lo stile acquisiti, grazie ad una continua ricerca ed esperienza tecnica, gli ha permesso di inserirsi ed esibirsi in molteplici progetti musicali ambiziosi.
Collaborazioni: Assemblea Musicale Teatrale; Gianfranco Reverberi nel musical “Nick”; Band rock’n’roll di Ghigo autore di “coccinelle e stazione del rock”; bBand di Kaballa’ autore di “astratti furori e Petra lavica”; Wilma Goich band; Giuliano Cavicchi big band.
Fondatore e insegnante della scuola di musica Edilizia Musicale di Genova
Corsi di chitarra classica e moderna, canto, basso, pianoforte e batteria.
Sala prove.

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Monica Rossi cantante

Andrea Sirianni chitarra acustica ed elettrica

Roberto Raneri pianoforte

Fabio Massimo Amoroso voce narrante

La storia è ambientata sotto il periodo del lockdown dove una ragazza si trova costretta a rimanere in casa e comincia a socializzare con i social network.

Lì conosce il suo compagno.

Questa storia è divisa in tre fasi:

La prima fase è quella dell’innamoramento

La seconda fase è quella del tradimento e della violenza

La terza fase è il femminicidio

All’interno di questa storia vengono inseriti pezzi di cantautore genovese non solo.

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EVA

di e con Rita Pelusio
regia di Marco Rampoldi
testi di Rita Pelusio, Alessandra Faiella, Marianna Stefanucci e Riccardo Piferi
produzione PEM Habitat Teatrali

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I SOLITI MOSTRI

testi Paci e Monforte

musiche Pippo Lamberti

con Enzo Paci e Romina Uguzzoni