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Il teatro è vita

Un tentativo di rieducazione al bello, per riconoscerlo e per difenderlo. Riappropriandoci della memoria facendone storia per viverla, senza paura di esporsi, nella realtà.

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Di seguito puoi trovare il calendario e tutte le informazione sui nostri prossimi spettacoli

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DIARIO DI UN IMPERMEABILE

……in realtà questo è il diario non di uno , ma di due impermeabili…e per essere davvero precisi bisognerebbe dire che il diario non è esattamente degli impermeabili ma del nonno che ha scelto di abitarli per tanti anni fino a che ha deciso che era tempo che cambiassero inquilino!!
Il nuovo inquilino sono io. Si , perché come me , il mio nonno era un gran disordinato…smemorato e confusionario e per non perdere traccia della sua intensa vita, ad un certo punto ha deciso che loro (gli Impermeabili) avrebbero dovuto custodire la sua memoria nei mille nascondigli che aveva fatto aggiungere alla mia nonna….tasche ,taschine ,cerniere, anfratti e sacchetti. Ma non aveva calcolato l’aggiunta di caos che avrei portato e le tasche, taschine ,cerniere, anfratti e sacchetti si sono riempiti anche delle mie memorie…Magicamente le nostre vite si sono mescolate e ancora più magicamente la mia voce darà vita a ricordi che non sono miei ma è come se lo fossero perché le tasche, taschine, cerniere, anfratti e sacchetti hanno silenziosamente messo in comunicazione due generazioni.

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I più fedeli estimatori di Alberto Patrucco ricorderanno questo titolo in libreria e come incipit dei suoi monologhi televisivi. Ma VEDO BUIO! è prima di tutto uno spettacolo dal vivo; una panoramica al vetriolo sui tempi che stiamo vivendo, intrisa di comicità vera, dunque non indulgente o auto-consolatoria. Liberato dagli orpelli del quotidiano, lo spettacolo assume in questo modo tutta un’altra angolazione: attinge dalla cronaca, certo, ma si alimenta anche di più ampi scenari storici. E sullo sfondo, le tante vicende che hanno condizionato – e segnano ancora – il nostro attuale stile di vita. In VEDO BUIO!, Alberto Patrucco non risparmia niente, nessuno e nemmeno se stesso. Così, tanto per tornare a ridere…sul serio.

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NOMI DI CARTA – Storia di Irena Sandler

Uno spettacolo di  Baba Jaga Arte e Spettacolo APS

Scritto e diretto da Maria Grazia Pavanello, con Laura Montanari

“Nomi di carta” è uno spettacolo poetico che vuole raccontare la storia di Irena Sendler attraverso gli occhi dei suoi collaboratori e di chi l’ha conosciuta.

In scena un albero su cui lentamente appaiono i nomi di chi, in quel momento, si trovava lì: era il 6 Agosto del 1942 quando, dal ghetto, vennero deportati i bambini ebrei dell’orfanotrofio, una data che Irena non dimenticherà mai.

“Mentre quel numeroso corteo attraversa le vie di Varsavia sono molte le persone che incrociano gli sguardi dei bambini, dall’incontro di questi sguardi nasce la narrazione; attraverso la marcia silenziosa di questi bambini tutti iniziano a raccontarsi, a vedere e toccare con mano quanto il loro impegno nel salvare il salvabile sia una piccola goccia d’acqua immersa nel mare di odio che li circonda. I nomi dei bambini che sfilano si intrecciano con i nomi di chi li sta guardando, uomini e donne che conoscono Irena e che insieme a lei faranno la differenza.”

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“Mi abbatto e sono  felice” è un monologo a impatto ambientale “0”, autoironico, dissacrante, che vuole  far riflettere su come si possa essere felici abbattendo l’impatto che ognuno di  noi ha nei confronti del Pianeta. “Mi abbatto e sono felice” non utilizza energia  elettrica in maniera tradizionale. Si autoalimenta, grazie allo sforzo fisico  prodotto dall’attore in scena. Non sono presenti altri elementi scenici, i costumi  sono essenziali e recuperati dal guardaroba di nonno Michele.

Disagio, crisi, scarsa produttività, povertà, inquinamento, surriscaldamento  globale, etc.. Ma come, nell’era del benessere ci sono tutti questi problemi?! La felicità dell’uomo occidentale pare essere direttamente proporzionale a quanto  produce e quanto consuma: producendo si ottiene denaro e più denaro si possiede,  più si consuma e ci si sente felici. Siamo certi di questa affermazione? Molti di  noi avrebbero la risposta pronta, ma a parole siamo bravi tutti. Sono i fatti quelli che contano. Pensiamo per un attimo alla tensione che scorre all’ora di  punta nei centri delle città, quando basta un clacson per far scoppiare una rissa. Pensiamo all’invidia nei confronti di chi ottiene un passaggio di livello, ai continui piagnistei delle persone davanti a uno spritz, ai milioni di finanziamenti  suicidi per assicurarsi un’ automobile da 40.000 euro, alle farmacie prese d’  assalto da una popolazione malata e acciaccata. Vi sembrano segni di un popolo  felice? La risposta pare piuttosto scontata. Eppure i capi dei governi invitano a  consumare di più, a produrre di più, con un inevitabile incremento della  frustrazione umana. Le lotte di potere sono all’ordine del giorno e a qualsiasi  livello. Dall’altra parte gli stessi capi dei governi parlano dei problemi di  inquinamento, rifiuti tossici, surriscaldamento globale,… Anche qui si riscontra un  paradosso non indifferente. Si spinge a produrre e a consumare di più e poi ci si lamenta di come il pianeta stia andando a rotoli?  Siamo la specie più invasiva della Terra, accecata da un materialismo dilagante. L’ipocrisia è all’ordine del giorno.

In tutto questo, l’unica ancora di salvezza è l’Amore. L’unica variabile impazzita, l’unica variabile a sfuggire alle leggi della fisica e della chimica. L’amore per  se stessi, per le altre creature e per il pianeta che ci ospita potrà salvarci da  un declino altrimenti inarrestabile.

L’amore non costa, non crea PIL, non inquina, è scomodo perché fa ammalare di meno,  perché sfugge alle statistiche, perché non è tassabile, almeno per ora. “Mi abbatto e sono felice” non utilizza energia elettrica in maniera tradizionale. Si autoalimenta grazie allo sforzo prodotto dall’attore in scena, che pedalando per  un’ora intera su una bicicletta recuperata nel garage del nonno, fa girare una  dinamo collegata ad un faro, che si illumina a seconda dell’intensità della  pedalata. Non sono presenti altri elementi scenici, i costumi sono essenziali e  originali di nonno Michele. È l’attore ad  accompagnare il pubblico in alcune esperienze sensoriali, suonando uno strumento a percussione in legno, realizzato a mano da un artigiano africano. Lo spettacolo si presta a stimolanti sinergie con enti che si occupano delle questioni legate alla salvaguardia dell’ambiente, all’eco-sostenibilità, alla  decrescita felice. L’intenzione è quella di sensibilizzare trasversalmente la  cittadinanza, attraendo anche un pubblico solitamente non avvezzo al teatro.

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“Le Belle di notte”

 Noi due e le altre

Uno spettacolo di Susanna Gozzetti e Cecilia Vecchio

“Le belle di notte. Noi due e le altre”, è un progetto di Teatro canzone tutto al femminile, con un repertorio che va dagli anni 20 agli anni 70.

Una compagnia di guitte che cerca sempre un luogo in cui esibirsi. Credono molto nel loro spettacolo, lo ritengono “un salvagente per la gente” che ha dimenticato che la poesia e il teatro salveranno il mondo. Ci credono a tal punto da contattare un fantomatico produttore francese,

Un viaggio nel passato che ricorda donne di ogni rango e di ogni parte del mappamondo: Marylin Monroe, Marlene Dietrich, Gemelle Kessler e Ave Ninchi, per citarne alcune.

Una divertente carrellata di canzoni e sketch tratti da famose commedie musicali il tutto senza mai prendersi sul serio.

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Dentro un equilibrio precario come il mare e come l’Europa nell’estate del 1941, nel punto più basso della storia della Secondo guerra mondiale con il nazismo in avanzata su tutto il continente e l’infiammarsi delle politiche razziali, in questo dirupo scuro si verticalizza il pensiero, la concezione del più altamente visionario passo verso la formazione di un Europa unita: il Manifesto di Ventotene. Lo spettacolo attraversa, nel tempo della navigazione del piroscafo che collegava l’isola con la terraferma, la storia umana e collettiva di questa esperienza di deportati e delle loro famiglie che deve ancora esprimersi del tutto in una nuova idea dell’Europa. Partendo dal carteggio originale di Ada Rossi con il marito

Ernesto Rossi, e dalle tracce lasciate da Ursula Hirschmann, moglie prima di Eugenio Colorni e poi di Altiero Spinelli, lo spettacolo ricostruisce l’ultimo viaggio verso la terraferma in un mare in tempesta portando nascosti in una cassa con le doppie pareti gli ultimi foglietti scritti a calligrafia fine con il testo originale del Manifesto da trascrivere, superando il controllo delle milizie e costruendo sulla propria pelle e nelle proprie istanze di donne e combattenti il tracciato di quella Europa veramente unita e federale che non abbiamo ancora raggiunto. E che possiamo imparare a conoscere nella sua visione originale e dalle parole del Manifesto che vengono idealmente passate alle nuove generazioni.

Isola controcorrente è uno spettacolo che si propone per tutta la famiglia contribuendo al racconto della formazione dell’Europa, ancora prima delle sua fondazione, attraverso una narrazione che porta in emersione le storie femminili spesso trascurate che ne hanno preso parte fin dall’inizio.

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“O Nevo” (Il Nipote)  commedia in dialetto genovese in due tempi scritta da Patrizia Pasqui.

E’ una nuvolosa mattina d’estate, precisamente il giorno di San Lorenzo.

Siamo nel bel soggiorno di Betta e Tonia, due sorelle attempate e nubili che vivono a Bogliasco. Fanno vari lavoretti e affittano una stanza della loro casa per tirare avanti.

Da due mesi ospitano Lorenzo, un quarantenne che dice di essere figlio del loro fratello Eugenio, defunto in America da molto tempo.

Betta, che ha accolto con entusiasmo quel nipote che non sapevano di avere, sta preparando in suo onore una festa di onomastico per la sera stessa;  Tonia, che invece crede che si tratti di un imbroglione, non vuole saperne né di lui né della festa – a cui, però, sarà obbligata dalla sorella a partecipare, rinunciando al suo amato burraco.

La presentazione delle due donne, la loro storia, i dissapori tra loro, i preparativi e l’aspettativa della festa costituiscono il PRIMO TEMPO.

Nel SECONDO TEMPO le due sorelle non sono più a casa loro: le troviamo in uno  squallido soggiorno, con ancora gli abiti della festa, affrante e sotto choc.  Tra equivoci e colpi di scena racconteranno la notte della festa appena trascorsa, la più  sconvolgente notte della loro vita!

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LIBERE Donne contro la mafia

Il lavoro parte da una circostanziata ricerca su alcune donne, madri, mogli, sorelle, fidanzate,  di morti ammazzati dalla mafia e dall’esigenza di dare loro una voce. Finalmente.

Abbiamo sempre pensato che l’argomento sia  stato trattato solo da un punto di vista maschile laddove invece il prezzo più alto, in fatto di mafia lo hanno ne pagato le donne. Con il loro dolore. Donne che dopo un dolore infinito e mai risolto, decidono di farne una bandiera. Ognuna di loro ha una formula antimafia, ognuna di loro la dichiara, ne fa partecipi gli altri, ognuna di loro porta la propria testimonianza, nelle scuole, nelle comunità, scrive libri, poesie, apre case e ne fa musei, fonda associazioni, diventa parlamentare. Ognuna di loro è un simbolo. Ognuna è un soldato che ha visto in faccia il nemico, ne ha conosciuto l’orrore e dentro di sé lo ha sconfitto. Ognuna di loro è così liberata e libera. Ed è da donne libere che si dedicano alla lotta antimafia, diventano attiviste e parlano alle altre donne e alle nuove generazioni. Il loro apporto, nella vita di tutti i giorni, diventa fondamentale nella società, per accedere a un degno futuro.

Siamo convinte che il  il TEATRO sia un efficace mezzo utile a fare cultura e spesso cultura “anti”. E’ il caso di questa messinscena, diventata per noi anche “ impegno” e vero e proprio “attivismo”.    Riteniamo  di dovere arrivare al cuore e alla pancia di chi lo recepisce partendo dal basso, dalla cronaca, dal racconto di alcune vite semplici diventate loro malgrado eccezionali ed in particolare quella di dieci  donne che la mafia la hanno, ognuno a modo proprio, combattuta.

“Libere” è uno spettacolo sulla forza femminile. Uno spettacolo d’intenti comuni. Utile al singolo e al plurale. Uno spettacolo venuto su da una sensibilità tutta femminile e per questo nonostante il tema trattato, leggero e poetico. Potente e immediato. Forte e commovente.  Dare voce e corpo a queste donne è stato emozionante, intenso e necessario. Esse queste madri, mogli, sorelle, figlie continueranno per sempre a starci addosso: ne siamo certe, come donne e come artiste. Grazie a: Francesca Serio madre di Salvatore Carnevale, Silvana Musanti vedova Basile, Concetta Gravina sorella di Graziella Campagna, Daniela Ficarra fidanzata di Enzo Brusca (Di Matteo),  Rosaria Costa vedova Schifani, Piera Aiello e Rita Atria, Felicia Bartolotta Impastato, Michela Buscemi Raccontarle serve. Bisogna avere fiducia

Libere – donne contro la mafia  

con

Cinzia Caminiti  – Barbara CracchioloSabrina Tellico Simona Gualtieri

testo e regia: Cinzia Caminiti

aiuto regia e fonica: Nicoletta Nicotra

Azioni mimiche: Barbara Cracchiolo Simona Gualtieri  costumi: Ina Costa

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TIPI

uno spettacolo di e con ROBERTO CIUFOLI

TIPI è una carrellata di tipologie umane, un esilarante percorso che spazia dallo sportivo all’indeciso, dal timido al supereroe e al danzatore, mostrando come una particolare caratteristica psicologica condizioni un atteggiamento fisico, un modo di parlare e di scegliere le parole.

Si ride di noi, di questa nostra umanità così fortemente spaesata e confusa con monologhi, poesie, sketch e balli che rendono lo spettacolo un vero “multi-one-man-show”.

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“Ancora un attimo…”

regia Gianni Aureli

con Manuela Bisanti e Giancarlo Porcari

di Massimiliano Bruno

SINOSSI

Cosa può scaturire dall’incontro tra una maestra elementare narcolettica, periodicamente preda di drammatiche amnesie che resettano la sua memoria come implacabili colpi di spugna ed uno scrittore di bizzarre fiabe, cleptomane e bugiardo impenitente? Nel mondo reale probabilmente nulla di duraturo ed edificante; nel delizioso lavoro drammaturgico di Massimiliano Bruno, il risultato sarà invece una storia d’amore tenera e stravagante, spassosa e toccante, che diverte ed emoziona lo spettatore per poi commuoverlo e lasciarlo sgomento di fronte ad un’imprevista amara virata conclusiva.

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di Giovanna Manfredini

con Andrea Santonastaso

Un uomo capace di crearsi delle opportunità dal nulla nella musica, nel cinema, nell’amore.

Frank sta dimenticando le parole delle sue canzoni, volano via come gli anni da ragazzino sulle spiagge di Jersey, gli anni da giovane padre e del sorriso della piccola Nancy, anni divorati dal suo genio artistico, anni sempre più veloci in caduta libera verso la notte.

Un’ombra gli fa paura: diventare un uomo ordinario, un uomo senza smoking.

Andrea Santonastaso ci racconta tanti Frank: The Voice,  il ragazzaccio sul palco di Vegas, il marito di Nancy, l’amante di Ava, l’attore da Oscar, il ballerino dagli occhi azzurri.

Se il protagonista è Sinatra, la canzone è My Way.

Una carriere tra fiction (“La bella e la bestia”, “Un Matrimonio” di

Pupi Avati, “Don Matteo”, “Dov’è mia figlia?”, “Puccini”, “Lo Smemorato di Collegno” e “L’Ispettore Coliandro” tra le altre), cinema (lavora, tra gli altri, con Wim Wenders, ancora Pupi Avati, Cristina Comencini, Massimo Venier), teatro ( “Mi chiamo Andrea, faccio fumetti”, sulla vita di Andrea Pazienza) giustificano l’affermazione.

Ha condotto per Radio2 un programma di cinema dal titolo “Nessuno è Perfetto” (per tre anni) e programmi di puro intrattenimento come “Per Fortuna che c’è la radio”, “Happy Days”, “Metropolis” (per due anni), “Quelli che a Radio2” ed attualmente è in onda, sempre su Radio2, con “I Lunatici del WE”. Ha poi condotto per la televisione programmi come “Grandi Mostre” su Sky Arte HD e “Saturdy Night live” su Italia 1.

Ha studiato come illustratore e, tra le tante, sono sue le illustrazioni del libro di Federico Taddia “Jacopopò il genio della cacca” con le quali è stato finalista al Premio Battello a Vapore città di Verbania.

Nel 2021 sono stata finalista al premio di drammaturgia “Shakespeare Is Now!”, Teatro ex Drogheria (BG), con il copione: “Sinatra. My Way”.

Nello stesso anno sono stata finalista al Premio Nazionale di Scrittura Teatrale Marco Praga, sezione monologo teatrale, con “Sonata Immorale”  (in semifinale anche all’ActorsPoetryFestival di Genova, 2019).

Nel 2016 ho vinto il primo premio come Miglior Spettacolo della rassegna Frammenti al Femminile con il copione: “Prigionia: femminile, singolare.”, scritto con A. Nigro.

“Sonata Immorale” è stato pubblicato nella raccolta: “In punta di piedi verso l’aurora”, di Macabor Editore (2021).

Nel 2019 la mia poesia “Fantasia” è stata pubblicata su Repubblica Bologna, nella rubrica La Bottega della Poesia, curata dal Professore Alberto Bertoni.

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Tutto Shakespeare in 90 minuti

L’opera completa di Shakespeare (più o meno) 

 Testo di Adam Long, Daniel Singer e Jess Winfield 

Regia di Silvano Picerno

 

con: Silvano Picerno, Leo Coviello, Antonella Nicoletti

 Trama

Dopo un interminabile successo a Londra, prima nei teatri off e in seguito per quasi un decennio da record al Teatro Criterion di Piccadilly Circus ed ancora in tour da più di vent’anni, arriva anche in Italia, lo spettacolo che ha divertito fino alle lacrime decine di migliaia di spettatori di tutto il mondo. Una sfida teatrale ai limiti dell’impossibile: come condensare l’opera completa di Shakespeare – 37 opere – in 90 minuti con soli 3 attori? Vengono messe in scena (nelle forme più impensabili) “Romeo e Giulietta”, “Tito Andronico”, “Otello”, “Giulio Cesare”, “Antonio e Cleopatra”, “Macbeth”. Ma non solo, ci saranno addirittura tutte le commedie shakespeariane mescolate comicamente dai tre protagonisti e non può mancare “Amleto”, che verrà realizzato in un modo incredibile!

Note di regia

In questo spettacolo esilarante e dissacrante la quarta parete non esiste e gli attori parlano e interagiscono con il pubblico continuamente. I personaggi vengono stravolti e spesso pare di assistere ad uno spettacolo giullaresco, ad una parodia sconvolgente o addirittura ad un pezzo di cabaret. Straordinariamente veloce, spiritoso e irriverente, con l’uso delle più svariate tecniche interpretative e di innumerevoli cambi costumi, spinge al massimo sulla comicità fisica e travolgente, derivante da un approccio scenico che deve molto alla commedia dell’arte. Un’immersione leggera e stravagante nel mondo shakespeariano, un omaggio divertito e divertente, all’opera del più grande drammaturgo di tutti i tempi. La potenza e la poesia dei suoi versi non vengono

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Articolo quinto
Trama
Una “classica” commedia del repertorio goviano in un inedito ed esilarante adattamento che, senza stravolgerne il testo, lo arricchisce di nuovi elementi comici. Tommaso e Camilla potrebbero essere una tranquilla coppia senza problemi, nè figli: lei vedova di un caro amico di Tommaso, lui modesto impiegato in Comune. Le complicazioni invece nascono dalla convivenza con le due sorelle della moglie, Cecilia quasi coetanea di Camilla ed anch’essa vedova e Ofelia, molto più giovane di loro, viziata e capricciosa.
La vita di Tommaso non è delle più facili perché tutte le attenzioni delle due sorelle maggiori sono rivolte ad Ofelia: ogni suo desiderio è da esaudire, ogni suo capriccio va accontentato, feste, Vita mondana, abiti costosi, cibi particolari.
È pur vero che la ragazza deve trovare un marito, ma per Tommaso è una vita d’inferno. Spunti di schietta comicità nascono poi dalla gelosia di Giacinto, marito della cugina Gemma e padre di Lina, dagli equivoci che nascono dalla presenza in casa di Vittorio, giovane e ricco parente, ma soprattutto dai repentini cambiamenti di umore di Camilla e Cecilia nei confronti di Tommaso. Il titolo della commedia trae origine da un antico detto genovese: “l’articolo quinto, chi l’ha in mano ha vinto” e sarà proprio un “articolo quinto” a farla spuntare, alla fine, proprio a Tommaso.

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LA PAURA FA 50!

 “La paura fa 50!” è uno spettacolo sul passare del tempo.

Prende spunto dal fatto che il protagonista deve affrontare questa famosa età di mezzo, questa data così fatidica, e ci porta a spasso per tutte le paure e le manie che rendono comica e divertente la nostra vita.

Si parte da un confronto tra passato e presente per finire poi a disquisire di forma fisica, palestre e sport estremi, “come l’unzione”, dice il nostro eroe.

Si parla di tecnologia e di come restare al passo coi suoi progressi, di figlie che crescono e che ti presentano i loro nuovi fidanzati, della nostra insoddisfazione a volte e di come affrontare il tempo che passa seguendo un decalogo del tutto speciale. Tra monologhi, canzoni e momenti di riflessione più “seri” vola via un’ora e mezza di divertimento intelligente.

Questo spettacolo è anche legato ad un progetto editoriale e discografico, un libro/cd intitolato Nascosto nel vento che viene presentato durante la serata ben inserito e contestualizzato nello svolgimento dello spettacolo.