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Il teatro è vita

Un tentativo di rieducazione al bello, per riconoscerlo e per difenderlo. Riappropriandoci della memoria facendone storia per viverla, senza paura di esporsi, nella realtà.

Prossimi Spettacoli

Di seguito puoi trovare il calendario e tutte le informazione sui nostri prossimi spettacoli

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scritto e diretto da Riccardo Cacace
Compagnia Chierici-Cicolella
Progetto vincitore del Festival inDivenire 2025

con
Marco Gualco (vincitore unanime del premio Miglior attore del Festival)
Riccardo Cacace

Il pedagogo dell’infame è un dialogo ser-rato tra il figlio di un influente politico, ov-vero l’infame, e il suo pedagogo. Nella casa dell’infame è stato recentemente com-messo un delitto di matrice razziale che po-trebbe mettere a repentaglio non solo l’im-magine e la reputazione politica del padre, ma anche il pedagogo del figlio stesso sco-prirà presto di perdere il lavoro e di rischiare ripercussioni legali in seguito ad alcune controversie circa i suoi insegnamenti e a come l’infame potesse essere stato pla-giato o aver mal interpretato le nozioni filo-sofiche e soprattutto ideologico-politiche da lui professate. L’intervista sfocerà presto in un exploit di violenza psicologica e mi-nacce fisiche da parte del pedagogo che lo vedrà cadere dalla parte del torto.

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Un artista poliedrico, polivalente, polifunzionale… ma soprattutto Polidoro!
In Faccia da Cubo, Enzo porta in scena tanti personaggi che rappresentano la sua vera anima clown: un viaggio tra i 5+1 sensi, fino alla scoperta del vero senso della vita.
Il pubblico è parte attiva dello spettacolo, coinvolto in un’esperienza teatrale fatta di magia, gioco e risate.
Come definirlo? Una vera Faccia da Cubo!

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di Luigi Lunari

regia Alberto Giusta

con Emanuele Cerra, Denis Fontanari, Christian Renzicchi, Marta Marchi

scenografie Lorenzo Zanghielli

costumi Emily Scorzato

disegno luci Iacopo Candela

produzione ariaTeatro e Evoè!Teatro

con il sostegno di Fondazione Caritro, Provincia Autonoma di Trento, MIC

Tre uomini, un commendatore, un capitano dell’esercito e un professore si trovano nello stesso luogo per tre ragioni diverse: il commendatore per un incontro galante, il capitano per trattare un acquisto di materiale bellico, il professore per ritirare un pacchetto. Ma cosʼè esattamente quel luogo? Un discreto e comodo albergo, un luogo di affari, o una casa editrice? È possibile che tutti e tre abbiano avuto lʼindirizzo sbagliato? La strana situazione accresce il mistero, anche perché lʼallarme per un’esercitazione anti-inquinamento impedisce ai tre uomini di uscire. Durante la notte che sono costretti a passare insieme, i tre giungono a sospettare che la stanza possa essere davvero un’anticamera per lʼaldilà e che probabilmente loro sono già morti e in attesa del Giudizio. Ne risulta un dialogo umoristico centrato sui temi importanti di vita e morte, destino, predestinazione e libero arbitrio, esistenza di Dio e ateismo. Improvvisamente una donna delle pulizie entra nella stanza e dice cose talmente ambigue da far nascere nei tre malcapitati un nuovo grande enigma: è realmente un’addetta delle pulizie? Un lungo suono della sirena indica che lʼallarme per lʼemergenza inquinamento è finito. I tre sono pronti ad andarsene, ma la scena finale regalerà un sorprendente coup de théâtre.

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La voce di un critico d’arte moderno illustra al pubblico i più grandi capolavori dell’artista utilizzando un linguaggio asettico, freddo e didascalico.
Sulla scena, come se fosse una stanza da “museo delle cere”, un’Artemisia Gentileschi immobile, contornata dalle sue opere più famose, attenta a ciò che viene detto su di lei a quattrocento anni di distanza.
All’improvviso però, come evocata da quella voce ed animata da un’urgenza di verità su colei che fu la vera Artemisia, indignata, si manifesta in carne e ossa, ritornando dal suo passato con il solo scopo di raccontare e raccontarsi al pubblico come mai aveva fatto.

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L’ intolleranza è una piaga sociale. La capacità di guardare la diversità con occhi stupiti e accoglienti è sempre rara, effimera.

Mariposa volge uno sguardo al passato, con una speranza verso il futuro.

Lo spettacolo, attraverso l’uso di linguaggi artistici  quali teatrodanza, poesia e musica, intende rendere omaggio alla vita di figure femminili del ‘900 che, con grande impegno e perseveranza, si sono adoperate in prima linea contro l’oppressione, la violenza, le dittature.

Donne che, consapevoli della propria forza e identità,sono riuscite a liberarsi da queste espressioni di insofferenza e chiusura mentale che spesso finiscono per tradursi in atti di brutalità, discriminazione, esclusione sociale, mancanza di libertà.

Azioni deplorevoli che si verificano sia nei confronti di grandi masse che nel rapporto privato, consumato tra le mura domestiche. Realtà, queste ultime, sicuramente meno eclatanti, vissute spesso in solitudine e senza clamori, ma non per questo meno dolorose.

Mariposa accende un riflettore su tutte queste figure con l’intento di valorizzare le intenzioni di ciascuna, secondo il proprio vissuto, perché chiunque operi verso una direzione che dia importanza alla libertà ed al rispetto delle unicità lascia un segno profondo, che merita di essere ricordato.

Ancora oggi, nonostante la memoria dei tempi trascorsi, l’intolleranza continua a generare guerra e distruzione, continua a mietere vittime e, come in passato, contribuisce ad alimentare la diseguaglianza di genere e calpesta i diritti umani.

Mariposa attraverso un’ azione scenica che immerge in un cosmo in cui tutto nasce, cresce, muore e si trasforma, racconta di queste donne resilienti e uniche. Inglobandole in un unico cerchio vitale, offre loro una voce, evidenzia quanto le fragilità siano da sempre radicate nell’animo umano.

Ricorda l’importanza dell’autodeterminazione, ma anche della cura, della tenerezza, dell’attenzione.

Unica concreta strategia verso orizzonti migliori. Diatriba tra utopia e realtà.

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La trama è basata su una eredità lasciata da un lontano zio d’America a favore di uno dei tre cugini che per primo, sposandosi, riuscirà ad avere un figlio maschio in modo da garantire la continuità del cognome.

Dei tre possibili candidati Pittaluga, uno è già stato sposato ma è stato abbandonato dalla moglie, uno è anziano ed uno sta per farsi prete.

Nonostante ciò, in famiglia si scatena la competizione alla quale cerca di partecipare anche la cugina apparentemente “tagliata fuori” in quanto femmina.

Vengono così a crearsi situazioni esilaranti che si chiudono con il classico finale a sorpresa.

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Pino Campagna continua la sua intensa attività di divulgatore di meridionalità, questa volta con una sfida che richiede dei super poteri. Si tratta infatti di allontanare discriminazioni, disuguaglianze e incomprensioni facendo leva esclusivamente sulle uniche armi in possesso di Campagna, ovvero la comicità e l’umorismo.
Il risultato è un viaggio immaginario che accompagna il pubblico per mille e più chilometri lungo tutta la Penisola, mettendo in scena le usanze regionali, le tradizioni popolari, la metamorfosi dei linguaggi comuni e il modo unico di essere italiani.

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Regia: Diego Frisina e Mario Pizzuti

Drammaturgia: Diego Frisina

Attori: Diego Frisina

Altri crediti: Suoni e musiche – Gian Luca Fraddosio, Alessandro Scorta Animazioni – Marina Angelucci Co-prodotto da Fortezza Est

Anno di produzione: 2025

Genere: Prosa

Diego Frisina è un giovane uomo dall’acuto senso critico che cerca costantemente di ampliare e integrare la sua visione del mondo. Un giorno, sopraffatto dal senso di impotenza di fronte alla faziosità dei mezzi di informazione e spaventato dalla prospettiva di una nuova guerra mondiale, decide di compiere un gesto estremo: rapire il noto giornalista Paolo Mieli. Le difficoltà che incontrerà come novello terrorista saranno diverse e impreviste: dal trovare un modo di far pervenire le sue ragioni ai mezzi di informazione, a come preparare un cappuccino alla soia per far fronte all’intolleranza al lattosio di Paolo Mieli. Le cose prenderanno una piega imprevista quando, a seguito di una incontrollata reazione geopolitica, il rapimento di Paolo Mieli porterà il mondo sulle soglie di un conflitto mondiale. Diego, nel tentativo di arrestare l’escalation militare da lui accidentalmente innescata, scoprirà il sordido intreccio che lega la stampa al potere politico e finanziario.

Il progetto di questo spettacolo è frutto di un moto di ribellione. Risulta sempre più evidente agli occhi e alle orecchie di tutti, la spaccatura tra establishment economico-politico e opinione pubblica. La spaccatura è specialmente evidente nei mezzi di informazione, siano essi giornali o trasmissione televisive. In reazione a questo sistema, che non è così improprio definire corrotto, è stato pensato e scritto questo spettacolo. Anche se pensato non è la parola adatta: il testo si è formato nell’organismo del suo autore come una reazione immunitaria ad un corpo estraneo; un corpo estraneo che i più non faticheranno ad identificare anche dentro sé: un profondo senso di sfiducia, di assenza di prospettive e rappresentanza, la disarmante sensazione di essere costantemente manipolati, dirottati, ingannati, mentre il mondo galoppa verso un disfacimento che sembra inarrestabile.

NOTE DI REGIA

Lo spettacolo è un one-man show che strizza l’occhio alla stand up comedy, pur non rinunciando mai allo story-telling e ai diversi mezzi espressivi che il teatro offre per riuscire a veicolare contenuti ed esperienze. La messa in scena è minimale: non è presente una scenografia, solo alcuni oggetti di scena: una scrivania e una sedia a meta palco a destra e un’altra sedia in proscenio a sinistra. Sono presenti due momenti video, in cui vengono proiettate delle animazioni (realizzate da Marina Angelucci) accompagnate dalla voce dell’attore amplificata al microfono.

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“NON SMETTERO’ DI CANTARE IL MARE”

di Lazzaro Calcagno

con Antonio Carlucci e Matteo Troilo

regia Lazzaro Calcagno

aiuto regia Matilde Delfino

Un viaggio poetico in forma di reading e canto, che vuole offrire una profonda riflessione sul mare e sul nostro esistere.

Il mare nel suo essere e nel suo moto, nel suo perenne inesorabile mutare e ricominciare, nella sua immensa energia reale e simbolica, nella sua dinamica bellezza e nei suoi colori stagionali, ci appare come un testimone impareggiabile, che a volte fa paura ma che da sempre con coraggio affrontiamo.

Il mare è “la musica di ciò che accade”, il più nobile e generoso emblema, un’infinita colonna sonora della nostra esistenza.

Una presenza totale e misteriosa.

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Fantini porta in scena una serata all’insegna del divertimento e della comicità con uno spettacolo in cui, insieme a tutti gli spettatori, si prende la rivincita su tutto e tutti quelli che gli hanno remato contro, in un crescendo di risate e coinvolgimento.

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