Dopo “A Mandolin Journey”, viaggio attraverso i continenti, il celebre mandolinista savonese
torna a viaggiare, questa volta lungo la tradizione italiana alla riscoperta della colonna sonora
del nostro paese. Filo conduttore il mandolino che, nella chiave moderna ed eclettica di Aonzo,
con il suo personalissimo stile, rende la rilettura di questo repertorio attuale e sorprendente.
Attraversando l’intera penisola, Mandolitaly interpreta le pagine musicali simbolo della tradizione
del Bel Paese nel mondo e colonna sonora di intere generazioni di italiani. Gli arrangiamenti del
Trio creano nuove suggestioni, esaltando l’espressività dello strumento italiano per eccellenza,
con inedite armonie in bilico tra passato e presente.
Da Calace a Modugno, passando attraverso le regioni italiane e la loro migliore tradizione
canzonettistica, il mandolino di Aonzo spariglia le carte e getta una luce nuova sulla nostra
memoria musicale: dalle internazionali Arrivederci Roma e Roma nun fa la stupida stasera ai
grandi padri storici del mandolino come Carlo Munier, con un tuffo nel repertorio classico, il tutto
come sempre rivisitato negli arrangiamenti, che prediligono la contaminazione tra diversi stili,
caratteristica del Trio.
Musicista colto e fuori dagli schemi, Carlo Aonzo ha riversato su questo strumento l’arte barocca
della meraviglia: quell’abilità di mettere lo spettatore di fronte alla magia di cui è capace l’arte
uscendo dall’usuale e dal consueto per affondare semplicemente nel vasto e poliedrico mondo
della creatività, che non ha e non vuole avere limiti. E così l’arrangiamento di Nel blu dipinto di
blu (Volare), che abbiamo ascoltato nella nostra vita in tutte le versioni possibili e immaginabili,
si lascia contaminare dal blues, dalla reggae music e dai ritmi sud-americani. E John Coltrane
viene, viceversa, immaginato a tarantellare fra le vie di Napoli.