Lo sapete che i Kuuk Thaayorre non hanno parole per
distinguere destra e sinistra? Che i Piraha non ne hanno
per i numeri? Che i finlandesi nella loro lingua non
marcano il genere ma hanno un termine per la distanza
che una renna può percorrere senza fermarsi? Che non è
vero che gli eschimesi hanno infiniti sinonimi per “neve”,
ma che la propensione al risparmio dei cinesi dipende
forse un po’ anche dalla loro lingua, dato che il tempo
verbale del futuro non è grammaticalmente distinto dal
presente? E poi: dove ci porteranno gli sviluppi
dell’intelligenza artificiale, della Linguistica
Computazionale e della sempre maggiore diffusione di
chatbot e assistenti vocali? E cosa sappiamo delle ultime
scoperte della neurolinguistica?
Al momento, gli studiosi concordano nel dire che le più
innovative tecnologie dei più esperti programmatori,
ingegneri e linguisti, riunite insieme, ancora per molto
non riusciranno a eguagliare la potenza del miracolo che
accade nel cervello di un bimbo quando impara la lingua
madre, ben prima di andare a scuola. Niente è più umano del linguaggio: nasciamo con una
disposizione naturale a parlare, così come il volo per gli uccelli: “In-fante”, “In-fans”, è colui che
non parla. Perché la lingua è ciò che usiamo per comunicare, scrivere, raccontare il mondo; ma è
anche una finestra sui nostri meccanismi cerebrali e le curiosità più divertenti degli idiomi del
mondo, un monologo nello stile di altri spettacoli di Antonello Taurino: argomenti serissimi trattati
in modo comicissimo. Qui è l’esilarante confessione di un docente di lingue antiche alle prese con
la svolta lavorativa più destabilizzante della sua carriera: la possibilità di traferirsi in un’azienda hitech della Silicon Valley.